Politica ON/OFF
Oggi vorrei fare finta di avere la possibilità di accendere e spegnere l’interruttore del proprio essere politici.
Politica OFF - Pensando alla scelta di fare un governo ombra, pensando all’idea di chiamarlo proprio governo ombra e pensando alla sua composizione mi viene lo scoramento. Se proprio si doveva fare il governo ombra credo che si potesse osare di più, rappresentare di più e meglio i territori con veramente in testa l’idea di organizzare l’opposizione in parlamento al di là delle correnti (esistono? si chiamano così?) piuttosto che di ricorrere ancora una volta al vecchio e caro Cencelli.
Politica ON - Sul riaccendere l’interruttore preferirei saltare un giorno, ritento domani.
I miei amici la pensano così, così, e così.
Ma il meglio è senza dubbio lui.
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[…] il passator cortese: […]
[…] il passator cortese: […]
Il governo ombra così come è stato fatto ha come unica utilità quella di farci vedere che seppur orendo e cafone il loro governo non fa rimpiangere le nostre miserie.
che senso ha fare lo stesso numero di ministri? che senso ha non giocarsi la carta di fare un governo ardito e spregiudicato (tanto non conta nulla, non deve pesare nulla)
la verità è che ci diciamo da secoli che dentro di noi c’è di meglio di quello che facciamo e che ogni volta è frutto di compromessi eccezionali che hanno minato il meglio che avevamo in serbo, ma non è vero
noi siamo proprio così come ci si vede benissimo
pavidi, perennemente impastati nelle logiche di bilancino, lontani kilometri e kilometri dalla velocità decisionale, dal fare le cose, dal prendersi responsabilità nette e forti.
Giovanni, io sono proprio d’accordo con te: a vederlo il Pd è esattamente così. Aggiungerei solo, lontano dal fare semplicemente perché lontano dalla realtà, chiuso, autoreferenziale e sopratutto senza un’idea che sia una sul mondo.
Molto azzeccata in proposito, secondo me, l’osservazione di Tremonti dall’Annunziata:
“La sinistra non ha un quaderno ideologico, uno schema più o meno dogmatico di lettura dell’esistente. Se tu spogli gli altari corri due rischi: che non credi più a niente o che credi a tutto. Ho l’impressione che questo sia stato il rischio maggiore della sinistra, credere a tutto e quindi perdere il contatto con la realtà vera. Suggerirei di rileggere Marx e i Quaderni di Gramsci”.
E’ parecchi anni - diciamo almeno dai governi (sedicenti) di centrosinistra dal ‘96 in poi - che ho l’impressione che “destra” e “sinistra” siano significanti senza più alcun nesso con qualche significato se intepretati secondo gli schemi della politica. Comincio a pensare che, tra mille contraddizioni, problemi e dubbi (sopratutto nella corrispondenza tra temi “strutturali” e “sovrastrutturali”), l’insieme di concetto che definivano il significato di “sinistra” possano più facilmente trovare più spazio a destra.
Ecco perché avevo molto apprezzato Veltroni in campagna elettorale quando finalmente ha dichiarato al Pais che il Pd non è un partito di sinistra: perché rimette ordine nell’uso delle parole. Del resto il nome stesso del nuovo partito cancella l’ormai fuorviante termine spero per sempre… e che stia alla larga dal Pse, please.
daniele, milano
A corroborare l’impressione di cui sopra:
Tremonti: «Sì a modifica della tassazione per gli stipendi d’oro dei manager» (corriere.it di oggi)
Solo la scorsa settimana aveva esordito da ministro con un: “E’ ora che inizino a pagare banchieri e petrolieri”.
Dico, pure al netto del tasso di retorica e dei giochini sotto banco che sempre esistono, quale esponente del centrosinistra ha mai avuto l’ardire di pronunciare parole simili negli ultimi 15 anni?
daniele, milano
Della stessa serie, oggi c’è un ex senatore Ds (Debenedetti) che dà del comunista a Tremonti proprio perché se l’è presa con i superstipendi dei manager… sembra il mondo al contrario, ma forse è chi sta nella sinistra di nome e non di fatto che s’è capottato.
daniele, milano
[…] Original post by Marta […]